sabato 19 marzo 2011

ANALISI DEL PRIMO CAPITOLO DEI PROMESSI SPOSI

Manzoni nel primo capitolo ,inizia con accurata e realistica descrizione dei luoghi dove vivono Renzo e Lucia i protagonisti della storia. Con un’ampia panoramica si sofferma a mostrare il lago, i monti che lo circondano, il fiume Adda, il borgo di Lecco e i paesi intorno, in seguito passa all’ambientazione storica della vicenda, raccontando della dominazione spagnola in queste terre con soldati stranieri che commettono violenze sulle donne, saccheggi nei campi e soprusi di ogni genere. Manzoni per descrive il paesaggio come se lo vedesse dell’ alto , a tale scopo utilizza molte carte geografiche e guide turistiche del luogo.
La vicenda inizia così: è la sera del 7 novembre 1628 e Don Abbondio passeggia, come è solito fare, leggendo il breviario. Ad un certo punto, ad una biforcazione della strada, nei pressi di un tabernacolo dipinto, vede due figuri che non avrebbe mai voluto vedere, sono due bravi che stanno aspettando proprio lui. Portano i capelli lunghi, raccolti in una reticella dalla quale esce solo un ciuffo che ricade sulla fronte, e dai vestiti si intravedono armi spaventose. La specie dei bravi era molto diffusa in quegli anni e il Manzoni fa un minuzioso elenco di leggi di quell’epoca, che prevedono pene severe per i bravi, che sono al servizio dei potenti.
Il Manzoni, con ironia, ci fa comprendere l'inefficacia delle leggi , perché comunque anche chi le deve fare rispettare, non osa mettersi contro i potenti.                                                           Don Abbondio capisce egoisticamente che i bravi stanno aspettando proprio lui, dopo aver guardato se per caso ci fosse qualcuno che potesse soccorrerlo e cercato inutilmente vie di fuga li va incontro, ostentando finta tranquillità, recitando il breviario ad alta voce quasi per farsi compagnia e darsi coraggio.
I bravi gli bloccano la strada e con minacce di morte gli intimano di non celebrare il matrimonio tra due giovani del luogo: Renzo Tramaglino, un filatore di seta e Lucia Mondella, una lavoratrice della filanda.
Don Abbondio è spaventatissimo, cerca di lusingare i due e di giustificarsi dicendo che a lui non viene nulla in tasca se quei ragazzacci vogliono maritarsi. Si mostra subito complice e si dichiara disposto all'obbedienza, soprattutto quando sente il nome di don Rodrigo, il padrone dei due bravi. I due dopo averlo minacciato lo salutano frettolosamente con un imprecazione, certi dell’obbedienza del curato, il quale invece vorrebbe ora trattenerli e chiedere consiglio per non celebrare il matrimonio.
Il Manzoni si sofferma nuovamente ad illustrare il clima di sopraffazione che caratterizza il Ducato di Milano sotto la dominazione spagnola: i potenti possono impunemente commettere ogni tipo di violenza, mentre i deboli sono costretti a subire senza nessuna protezione ed elenca le vari classi sociali dell’epoca (clero, nobili, militari,mercanti, artigiani, giurisperiti) con i vantaggi che ne derivano facendone parte. Da lì, l’Autore prende spunto per descrivere e giustificare la psicologia di Don Abbondio.
Quest’ultimo, fin dalla fanciullezza, si rivela un debole e un timoroso, incapace di affrontare le difficoltà della vita in un'epoca tanto violenta: un vaso di terra cotta fra tanti vasi di bronzo. Egli, non per una vera vocazione religiosa, sceglie la strada sacerdotale ma perché gli da la possibilità di appartenere ad una classe privilegiata e protetta.
Don Abbondio per poter star tranquillo e non cacciarsi nei guai, bloccato dalla paura, ha un comportamento caratterizzato dal servilismo, dall’opportunismo che lo porta a stare sempre dalla parte del più forte e a giustificarne i comportamenti, criticando chi non pensa ai fatti propri.
Così mentre intraprende la strade verso la curia, fra sé e sé immagina le reazioni di Renzo, buono come un agnello se non contraddetto e ripensa a ciò che avrebbe dovuto dire ai bravi. Avrebbe dovuto mandarli direttamente da quei due giovani, si rende però conto che questo sarebbe stato troppo. Così segretamente insulta quel don Rodrigo, che tante volte aveva difeso quando altri avevano inveito contro di lui. Giunge così a casa affannato e spaventato, dove lo attende Perpetua, la sua serva. Da una parte Don Abbondio non vede l’ora di confidarsi, dall’altra la donna non vede l’ora di sapere. Così dopo molti tentennamenti e giuramenti, finalmente il povero curato si sfoga e si confida con lei, ma non accetta i suoi consigli. Infine, stremato, va a dormire, ma prima di ritirarsi fa giurare alla donna di non dire a nessuno questo fatto.
sequenze
Il primo capitolo è suddiviso in sei macrosequenze.
1. I rigo al 93 rigo-  Questa sequenza è prevalentemente descrittiva dove vengono in modo quasi tangibile descritti i luoghi della vicenda Manzoni per descrive il paesaggio come se lo vedesse dell’ alto , a tale scopo utilizza molte carte geografiche e guide turistiche del luogo.
 E’ individuato il tempo della storia (XXVII secolo epoca della dominazione spagnola), ha inizio la narrazione della vicenda, è individuato il tempo della narrazione (7 novembre 1628). Con narrazione descrittiva e romanzesca l’Autore descrive la passeggiata di Don Abbondio fino all’incontro con i bravi.

2.94 rigo al 124–la seconda sequenza è sempre descrittiva e qui Manzoni utilizza un ritmo lento e minuzioso per elencare i provvedimenti che i vari Signori hanno adottato contro i bravi in un arco temporale che va dal 1583 al 1632 a testimoniare che all’epoca dei fatti questa specie era ancora florida.

3. 125 rigo al205- la sequenza è di tipo narrativo e qui Manzoni racconta l’incontro di Don Abbondio con i bravi. Con una narrazione più veloce, caratterizzata da descrizioni e dialoghi che mettono in evidenza gli aspetti contrapposti dei personaggi: da una parte l’arroganza e l’impudenza dei bravi e dall’altra il terrore, la complicità, i gesti meccanici di Don Abbondio.

4.206 rigo al275 :Questa è una sequenza argomentativa, dove Manzoni espone il significato psicologico del comportamento del povero curato e dove sono ricordate le tante leggi e leggine invano emanate per dissuadere dalle prepotenze e viene descritta una società divisa in classi che hanno dato vita a corporazioni per rendere più forti i loro appartenenti.

5.275rigo al 369: Sequenza descrittiva , viene esposto il personaggio di Don Abbondio con tutte le sue caratteristiche inserito in un contesto storico in cui bisognava trovare il modo di difendersi dalle prepotenze.
Viene anche descritto che Don Abbondio imbocca la strada verso casa terrorizzato per l’incontro.


6. 370 rigo al 455: in questa sequenza troviamo il dialogo tra Don Abbondio e la serva Perpetua. Il ritmo del racconto è veloce per i battibecchi fra i due. Don Abbondio dopo tante esitazioni “vuota il sacco” e Perpetua dà consigli che non vengono accolti dal curato che si rifugia nella sua stanza stremato e pentito per la rivelazione.


Ritmo narrativo:
- lento nella parte descrittiva dei luoghi, nella elencazione delle leggi e più veloce nei dialoghi tra Don Abbondio e i bravi e tra Don Abbondio e Perpetua.

Personaggi:

Don Abbondio: protagonista del 1° capitolo, curato del paese che dovrebbe unire in matrimonio Renzo e Lucia. Pauroso, definito simbolicamente vaso di terra cotta in mezzo a tanti vasi di ferro. Cerca di evitare i contrasti, di essere neutrale e se proprio deve di mettersi dalla parte del più forte. Religioso non per vocazione ma per rientrare in una classe protetta. Pauroso fin dalla giovinezza, molto rispettoso dei potenti. Personaggio che presenta tratti di comicità soprattutto nel dialogo con Perpetua. Estremamente egoista, quando vede i bravi è stizzito perché si accorge che sono lì per lui.
Bravi: prepotenti dall’aspetto caratteristico, intorno al capo potano una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, dalla quale esce sulla fronte un enorme ciuffo, hanno lunghi baffi arricciati in punta, armi ben visibili. A prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi. Arroganti, utilizzano un linguaggio minaccioso ed irriverente. Intimidiscono il povero curato sia con le parole sia con i gesti facendogli capire che ne va della vita.
Perpetua: è la serva fedele di Don Abbondio a lui molto affezionata, che vuole proteggerlo, ma desiderosa di sapere. Pettegola, ma di animo buono e spontaneo. Dà al padrone il saggio consiglio di rivolgersi all’arcivescovo che è un sant'uomo, un uomo di polso, che non ha paura di nessuno.

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